venerdì

IL CORAGGIO DI INDAGARE SUI FANTASMI DEL PASSATO


ANTONIO CASSESE
(La Repubblica 23 Maggio 2006, p. 29)
Sul massacro di etiopi compiuto nel 1939 a Debre Birhan dalle truppe italiane il diritto ha poco da dire. La Convenzione di Ginevra del 1929 sulle armi chimiche non si applicavano che alle guerre internazionali, mentre il massacro avvenne nel quadro di una guerra civile: la Potenza colonialista cercava di spegnere nel sangue un’insurrezione, in un territorio che, seppur conquistato a seguito di un’aggressione contraria al Patto della Società delle Nazioni, rimaneva tuttavia sottoposto all’autorità italiana, come territorio coloniale, e’ dubbio poi che le truppe italiane avessero violato le norme italiane, assai permissive in materia di lotta all’insurrezione. Le norme internazionali sui diritti umani e sulla protezione dei civili in tempo di conflitto armato interno non esistevano ancora. L’unica conclusione amara per il giurista è che la sovranità degli Stati rimaneva ancora sconfinata e nessun limite era posto dalle regole internazionali all’arroganza e all’arbitrio delle grandi e medie Potenze. Consoliamoci pensando che da allora si sono fatti grandi progressi, almeno sul piano della stigmatizzazione normativa e della criminalizzazione. Oggi quelle atrocità sono almeno vietate, e possono essere punite.
Che fare dunque, dopo la scoperta di questo specifico massacro? (altri sono noti el i ha documentati, tra gli altri, lo storico Del Boca). A mio giudizio una risposta dignitosa si potrebbe articolare lungo varie direttrici.
Anzitutto, il Presidente del Consiglio dei ministri dovrebbe nominare una commissione di pochi storici, ma indipendenti e di grande valore (quale che sia la loro affiliazione politica o ideologica), perché esaminino con acribia ciò che è avvenuto in Etiopia in quel periodo, e preparino una documentazione e un’analisi rigorose. In secondo luogo, le nostre autorità dovrebbero diffondere nelle scuole una maggiore conoscenza del colonialismo italiano. Ad esempio, Del Boca si è chiesto più volte perché non venga proiettata l0inchiesta televisiva della Bbc “ Fascist Legacy”, acquistata e mai trasmessa. Il Governo italiano dovrebbe poi costruire un museo della memoria, per documentare le azioni del nostro colonialismo e il modo in cui sono stati sterminati circa 300.000 etiopi tra il 1935 ed il 1939.
Dovremmo inoltre destinare una somma considerevole per “risarcire” moralmente l’Etiopia. Non si tratta di pagare danni di guerra (tra l’altro abbiamo già versato all’Etiopia sei milioni di sterline, contro i 184 milioni richiesti) o indennizzi alle vittime. Si tratta di un’operazione spontanea ed unilaterale di espiazione morale, che potrebbe consistere nel costruire ospedali, scuole e strade in Etiopia, consentire ai giovani di quel paese di attere gratuitamente un addestramento professionale in Italia, e prestare in Italia cure mediche sofisticate a malati gravi.
Infine, dovremmo ispirarci al modo esemplare con cui la Germania ha reagito al nazismo: a differenza ad esempio del Giappone, quel paese ha saputo scavare a fondo nel proprio passato recente, documentandolo, facendolo conoscere ai giovani, erigendo musei e monumenti alla memoria. Soprattutto, la Germania ha capito che uno dei modi più efficaci di riscattarsi dalle proprie colpe consiste nell’adoperarsi fattivamente perché né le autorità tedesche né altri Stati commettano in futuro quei crimini.
E così la Germania ha adottato importanti iniziative internazionali per promuovere e diffondere la giustizia penale e prevenire e punire i crimini contro l’umanità. Facciamo altrettanto, avanzando idee e proposte in sedi internazionali, quali l’Onu, il Consiglio di Europa e l’Unione Europea. Daremo così un piccolo contributo allo sforzo immane, che la comunità internazionale sta da qualche anno intraprendendo, di evitare il ripetersi di crimini intollerabili.
L'ITALIA DOVREBBE NOMINARE UNA COMMISSIONE DI STORICI PER ANDARE A FONDO SU TUTTI CRIMINI.
DA SEGUIRE L'ESMPIO DELLA GERMANIA CHE HA CONSERVATO IL RICCORDO DEGLI ORRORI COMMESSI.

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